Nuovi Eno-Mercati

numbersChe poi tanto nuovi non sono…ma permettono di fare qualche calcolo intorno al mondo del vino, perché anche se di meri numeri si tratta, qualche indicazione la danno.

Di ieri un articolo di Repubblica dove si legge che il consumo di vino rosso in Cina sia addirittura maggiore di quello di Francia e Italia. In numeri: nel 2013 il consumo nel paese asiatico è stato di più di 155 milioni di casse (da 12), per un totale di circa 1,86 miliardi di bottiglie di vino – quindi circa 1,4 miliardi di litri considerando contenitori da 75 cl. Il numero effettivamente apparirebbe mostruoso.

Come dati comparativi considereremo quelli di Italia e Francia, solitamente i maggiori consumatori mondiali, che rispettivamente hanno consumato 141 e 150 milioni di casse.

È evidente, come sostiene lo stesso articolo, che la disparità di popolazione sia talmente importante da limitare l’attendibilità del confronto, ma continuiamo con i numeri: proseguendo con i calcoli, si deduce, per semplice e semplicistica operazione algebrica, che in Cina ogni abitante beva appena più di un litro di vino rosso l’anno. Stando ai numeri di Repubblica, il consumo dello stesso prodotto in Francia e Italia invece sarebbe sostanzialmente lo stesso, se rapportato alle rispettive popolazioni, ed equivalente a 20 litri e un paio di bicchieri l’anno a cittadino. Ciò contando 1,3 miliardi di cinesi, 65 milioni di francesi e 61 milioni di italiani – dati al 2012.

Ma stamattina ho ripreso la calcolatrice dopo qualche tempo, non tanto per criticare i conti di Repubblica che saranno assolutamente esatti e pertinenti, ma per prendere spunto da essi, e per concludere un ragionamento consequenziale a quello numerico. Dando per assodato il costante calo del consumo di vino nel nostro paese e in quello d’Oltralpe, e considerandolo invece in aumento nel paese orientale, produttori e commercianti dovrebbero fregarsi le mani, visto che evidentemente, sempre facendo riferimento ai numeri, il mercato cinese potrebbe effettivamente diventare un crack in relazione al numero di cittadini, peraltro in costante crescita.

In tal senso vien da pensare anche alla questione qualitativa; come spesso accade e come sicuramente avvenne in passato, soprattutto in contesti nazionali, la crescita della domanda induce molto spesso l’offerta nella tentazione di produzioni più scadenti ma maggiori, al fine di accontentare tutta, ma proprio tutta la richiesta. E questo sarebbe deleterio, considerando gli sforzi decisi compiuti da una decina di anni a questa parte – almeno nel nostro paese – al fine di considerare proprio la qualità come obiettivo da perseguire.

Come dire, non lasciamoci incantare dai numeri!

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