Primato per l’Italia del vino!

OLYMPUS DIGITAL CAMERANonostante le previsioni diano la vendemmia in pieno svolgimento solo dalla seconda metà del mese di settembre – in Francia non è ancora iniziata, mentre nel nostro Paese solo il 10% della raccolta è stata completata – per il 2013 l’Italia dovrebbe riconquistare lo scettro di massimo produttore mondiale, che mancava dal 2011. È ormai da tempo che i due Paesi si rincorrono in questa classifica, e spesso la vittoria è dovuta semplicemente alle bizze di Madre Natura, con quantità assolutamente simili che staccano i due colossi da Spagna, Stati Uniti e tutti gli altri grandi produttori mondiali, che pure possono contare su territori ben più vasti.

L’anno corrente prevede infatti che l’Italia si attesti, secondo Assoenologi, su una produzione di 44-45 milioni di ettolitri, contro i “soli” 43,5 della Francia. Come si diceva sopra, ciò è dovuto principalmente alle pessime condizioni climatiche – freddo e grandine – che hanno flagellato in particolare la zona del Bordeaux, tanto inficiata da registrare un calo produttivo del 20%, e anche quella dello Champagne, che non ricorderà il 2013 come una splendida annata…

Di contro, nel nostro Paese la stagione è stata clemente, con un buon settembre che ha permesso il raggiungimento di un’adeguata maturazione fenolica. Si prevede dunque un’ottima annata, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, con un incremento produttivo di circa l’8% e con tutti i presupposti in vigna per le migliori aspettative sulla bontà del prodotto finale.

Detto questo, non è tutto oro quel che luce, nel senso che, nonostante a livello produttivo Italia e Francia siano appaiate, il giro d’affari generato dal vino nei due Stati è notevolmente diverso e dovrebbe far riflettere. Se infatti in Francia il valore delle esportazioni nel primo semestre dell’anno si attesta attorno ai 3,6 miliardi di euro, quello italiano si è fermato a 1,55, cioè meno della metà, nonostante una crescita di circa il 10%.

Sostanzialmente quindi è possibile affermare che i due Paesi abbiano un livello produttivo simile e, a sentire Gian Pier Broglia, presidente del Consorzio del Gavi, “[…] il made in Italy dà filo da torcere [alla Francia ndr] nella fascia premium e super premium”; peccato che il dato delle esportazioni sia incredibilmente eloquente e dimostri come la nostra politica nazionale, in fatto di commercio con l’estero, debba assolutamente essere migliorata ed incrementata, stante il fatto che, al tempo della crisi, è indispensabile per ogni produttore allargare i propri introiti guardando oltreconfine. Spiace dirlo, ma il mercato interno, più maturo e soddisfacente a livello di consapevolezza, è però saturo e poco remunerativo. Il maggiore potere d’acquisto delle economie emergenti e, parallelamente, l’assenza in questi Stati di una cultura vinicola secolare, stanno quindi spingendo i nostri prodotti ad emigrare anche in Paesi che si sono affacciati solo da pochi anni sul mondo del vino, e che spesso mostrano di apprezzare anche l’alta qualità che è una nostra prerogativa;  in tal senso il Made in Italy deve esaltare se stesso, imparando qualcosa dai cugini d’oltralpe.

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