Sull’insostenibile pesantezza degli scaffali

coloriOgni tanto è divertente andarsene in giro senza meta tra gli scaffali dei supermercati.

Quelle che a prima vista sembrerebbero semplici sistemazioni, sono in realtà scelte ponderate, studiate, e a volte, se la posizione è particolarmente favorevole, anche pagate. Ogni Azienda inoltre analizza in modo meticoloso forma, packaging e colore dei propri prodotti, al fine di catturare l’attenzione.

Questa è un’estrema semplificazione di una materia che rientra nel marketing.

Tra gli scaffali colmi di ogni genere di prodotto, quelli che occupano una posizione privilegiata nella mia curiosità sono inevitabilmente quelli delle bevande. Tra centinaia di etichette di vino, birra, distillati eccetera, c’è sempre una zona più colorata e sgargiante. Centinaia di bottigliette quasi fluorescenti che in confronto a quelle scure del vino sembrano brillare di luce propria. Ma come si dice…non è tutto oro quel che luccica. Solitamente nella categoria fluo delle bevande, ci sono quelle genericamente definibili “da aperitivo”, contraddistinte da una medio-bassa gradazione alcolica, bollicine e una certa componente zuccherina che aiuta la beva.

Negli ultimi tempi, la tendenza – con buona pace dei già affaticati scaffali – è quella di ri-creare in un’unica bottiglietta delle bevande tradizionali e un po’ vintage, le cosiddette “mezzette”, che, per lo più, sopravvivono in qualche baretto di paese o in ricette underground in giro per il mondo.

Alcune note aziende, in tal senso, si sono affacciate sul mercato con la rivisitazione della Radler, metà birra e metà succo di limone (o limonata o gassosa) – anche se poi in etichetta, oltre al circa 50% di birra, compaiono diciture come “bevanda gassata al gusto di limone” e “succo di limone da concentrato, succo di arancia da concentrato, succo di lime da concentrato, succo di acerola da concentrato, estratto di limone concentrato, aromi naturali di agrumi”.

Rimanendo entro i confini nazionali invece, è lo Spritz il cocktail sicuramente più conosciuto ed apprezzato, pertanto è già stato rinchiuso in bottiglia ormai da qualche tempo.

Mentre dalla tradizionalissima Francia giunge una notizia secondo la quale, proprio nel Paese d’oltralpe, stia nascendo Rouge Sucette, niente meno che il primo vino aromatizzato alla cola (75% di vino rosso e 25% di acqua, zucchero ed aroma di cola, gradazione alcolica 9%); prodotto dalla stessa famiglia Haussmann che qualche anno fa aveva proposto bianco e rosé aromatizzati al frutto della passione (!). Se viene da sorridere pensando al purismo francese in fatto di vini, collegato ad una bevanda del genere – che evidentemente richiama il calimocho molto in voga in Spagna – fa riflettere meno serenamente il fatto che sia dichiaratamente rivolta ad un pubblico giovane, ai teen-ager cresciuti a pane e CocaCola.

Rouge Sucette, che avrà partner commerciali come Sainsbury’s – seconda catena del Regno Unito tra i supermercati – probabilmente raccoglierà successo tra i giovani. Ma a quegli stessi ragazzi, fino alla maggiore età, non potrebbero essere somministrate bevande alcoliche nei pub e nei supermercati… piccole contraddizioni.

Si ha la sensazione che le struggenti pubblicità progresso e le campagne sociali contro il crescente fenomeno dell’alcolismo giovanile, catturino i ragazzi in maniera minore rispetto ad alcune tecniche di marketing industriale. D’altronde, personalmente, non ho mai creduto nel proibizionismo, e ritengo che una sensibilizzazione in tal senso debba essere agevolata nei giovani in età scolastica, e magari proprio sui banchi di scuola.

Lasciando a pedagoghi ed educatori più esperti l’approfondimento di questo argomento spinoso, e tornando ai cocktail in bottiglia, è interessante notare come queste bevande vogliano coniugare la tradizione alla contemporaneità, facendo così storcere la bocca a molti enoappassionati.

Sebbene non si vogliano condannare, appare chiaro che la replicabilità industriale di una miscela ne abbatte il romanticismo, escludendo inoltre la possibilità di personalizzazione che, impossibile in vino e birra, è ancora auspicabile in mix con diversi ingredienti. Un bicchiere gelato con birra e gassosa (o cedrata) è un connubio perfetto per l’estate, ma quanto alcolico mettere? È divertente provare diverse proporzioni per diverse occasioni. Inoltre comperare i due ingredienti separatamente conviene…

Per non parlare della combinazione tra vino e cola che, inaccettabile per un sommelier, potrebbe anche essere considerata lesiva per la stessa immagine del vino di qualità. Il calimocho è altra cosa, fa parte della tradizione spagnola e va benissimo, fintanto che le due bottiglie rimangono separate.

Ma questo è marketing, bellezza.

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