Broccanera

cantaroL’elevata quantità di aziende vitivinicole e l’alto rapporto qualitativo che esse esprimono con le proprie etichette, sono conferma palese della vocazione del territorio jesino alla coltivazione delle barbatelle di Verdicchio. Ma questa è storia antica.

All’interno di questo contesto geografico, però, è di contemporaneo interesse notare una tendenza che inizia a farsi strada. Sempre più produttori infatti, tendenzialmente esponenti di realtà aziendali medio piccole – tra le 30 e le 80 mila bottiglie annue – stanno volgendo la propria attenzione verso la conduzione biologica dei vigneti, con risultati notevoli riscontrabili nel prodotto finale.

Al netto dell’annosa discussione su biologico, biodinamico e naturale in rapporto al vino, che non verrà analizzata in questo testo, questa tipologia di coltivazione permette quantomeno di ristabilire un equilibrio importante in vigna, a chiaro vantaggio delle piante che la popolano.

Chiaro esempio di questa filosofia è l’azienda Broccanera, realtà da poco nata nella zona di Montale ad Arcevia, ma che già si attesta su livelli eccellenti dal punto di vista strutturale: la cantina infatti è un piccolo gioiello architettonico, ma unisce anche in modo ineccepibile la sostanza alla forma. Ideata dallo stesso proprietario, comprende, oltre alla sala di vinificazione e stoccaggio, alla sala Metodo Classico e alla barricaia – utilizzata per soli rossi – un’assolata sala di degustazione, con possibilità di cucina. Il tutto allietato dal color verde, che evidentemente richiama l’uva di elezione del territorio – e forse il colore della Natura(?). Al di là dell’approvazione che inevitabilmente riscuote l’estetica della costruzione, quest’attenzione denota anche desiderio di emancipazione da una realtà che troppo spesso non valorizza se stessa, non perseguendo un obiettivo di apertura.

Tutte le etichette sono ottenute da uve che stanno affrontando il percorso di conversione ad agricoltura biologica e questa idea, tutt’altro che finalizzata al solo ottenimento dell’ambita fogliolina, è solo una parte del progetto, infatti l’ecosostenibilità viene costantemente valorizzata nella filosofia aziendale, sia attraverso l’utilizzo di pannelli fotovoltaici che generano un ingente risparmio in termini di Tonnellate Equivalenti di Petrolio (TEP) e una importante riduzione di emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti e che contribuiscono all’effetto serra. Nel vino prosegue questo percorso: basso impatto ambientale in vigna e pochissima solforosa.

Inoltre il credo di Giorgio, proprietario e cultore di un vino autentico, scevro da mode e adulazioni, che sia espressione varietale pura, con la consapevolezza di poter contare su un terroir invidiabile e prezioso, si combina perfettamente con la tecnica colturale. A rinforzo anche il successivo percorso in cantina: nessuna goccia di Verdicchio viene versata in contenitori lignei, solo acciaio per un’uva che non ha bisogno di altro se non che ne vengano esaltate le intrinseche peculiarità.

Così le due etichette di bianco – manco a dirlo Verdicchio 100% – sono proprio la trasposizione in vino delle idee del proprietario: vini austeri e fini, ma beverini, con gradazione alcolica contenuta e sentori limpidi e puliti di frutta e fiori, erbe di campo e aromatiche; più chiari, freschi e giovani nel caso del Suprino, più tendenti al maturo e alla sfumatura gialla assolata nel Cantàro.

In entrambi i casi, tuttavia, il contributo del terroir è indiscutibile e si concretizza con un’ottima espressione di sapidità che conferisce raffinatezza e buon equilibrio ad un vino con un futuro da scoprire.

Ancora qualche mese invece per l’uscita del Metodo Classico della casa, anch’esso Verdicchio in purezza con un bassissimo residuo zuccherino, da attendere con fiducia…

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