La Distesa

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Il vecchio casolare si affaccia su un versante di collina coperto per la maggior parte da viti, d’altronde la zona di Cupramontana, sulla riva destra del fiume Esino, è tra le più vocate per la coltivazione delle uve che daranno vita al Verdicchio dei Castelli di Jesi. Si ha la sensazione di fare un salto nel tempo, tra aria fresca e pulita e un verde scevro da strutture invadenti e violente col territorio; stupisce ancor di più che tra i filari si scorgano due ragazzi: Corrado Dottori, proprietario e produttore, un giovane quarantenne che ha deciso di lasciare l’impiego sicuro in una banca internazionale per tornare nelle sue terre di origine; e il suo collaboratore, milanese sulla trentina che l’ha seguito abbandonando la metropoli.

L’appezzamento coltivato a vite è di circa 5 ettari complessivi, tra affitto e proprietà e si produce soprattutto Verdicchio, ma in un modo nuovo e d’altri tempi insieme. La filosofia aziendale infatti prevede esclusivamente agricoltura biologica, perché in questo modo è la terra che decide cosa nascerà, a seconda delle sfumature stagionali, delle piogge, del sole e delle loro combinazioni sempre diverse; infiniti racconti di anni sempre discordi. Per incoraggiare la biodiversità tra i filari crescono favino, veccia, pisello, erba medica e prosperano essenze spontanee. In cantina l’idea rimane la stessa: quella di un vino naturale, dove le fermentazioni vengono avviate da lieviti indigeni e le quantità di solforosa sono minime, molto al di sotto del livello permesso. Per questo motivo l’attenzione ai minimi dettagli è fondamentale, dalla temperatura di fermentazione, al momento dell’affinamento, passando per la sosta sulle fecce.

In questo senso il biologico non è solamente un logo sull’etichetta, ma l’inizio di un percorso che, attraverso la reinterpretazione del passato, conduce verso un futuro dove il gusto internazionale passa in secondo piano a vantaggio di un gusto autentico: le uve Verdicchio sono esaltate sia in potenza che eleganza nel prodotto finale, una perfetta istantanea di questo territorio splendido senza proclami.

Il Verdicchio, nella versione più giovane, esprime tutte le sue peculiarità aromatiche con sentori agrumati, di mela e fiori bianchi, ma anche nuance erbacee e minerali, che si arricchiscono di aromi di mandorla e miele se lasciato evolvere qualche anno in bottiglia. Mentre la Riserva, che sosta in legni di rovere di varie dimensioni durante le fasi della fermentazione e dell’affinamento, assume profumi primari di assoluta eleganza: erbe aromatiche e balsamiche, agrumi e pesca bianca; ma dal contatto prolungato con i lieviti – per circa un anno – emergono pienezza, morbidezza e persistenza, che danno vita ad un prodotto perfettamente equilibrato e piacevole.

Si ha la sensazione, osservando il lavoro in vigna, che Corrado Dottori non coltivi uve Bio e faccia vino naturale perché è trendy, ma perché lo sente veramente così. La conferma arriva dalla cantina: il prodotto finale infatti è pulito e genuino, non “tradizionale”, ma finalmente buono. Nel suo libro (Non è il vino dell’enologo) scrive: “Non mi interessa solo fare una bottiglia di vino per venderla su un mercato. Mi piacerebbe, invece, con quella bottiglia di vino raccontare la storia dei contadini marchigiani, contribuire a veicolare biodiversità, ecologiche e culturali, tentare di indicare possibilità differenti”. E forse c’è proprio riuscito…e con un ottimo vino. 

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